Caverni, Raffaello, Storia del metodo sperimentale in Italia, 1891-1900

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Fu risposto pochi giorni dopo dover essere il vaso desiderato quello, che
si descriverebbe da una semiparabola biquadratica, rivolgendosi intorno al­
l'asse.
La dimostrazione di ciò correva tuttayia per le poste da Firenze a
Roma, quando il Mersenno, impaziente dell'indugio di soli dieci giorni da
che aveva fatta la domanda, così direttamente scriveva allo stesso Torricelli,
sollecitandone la risposta: “ Credo dominum Ricci ad te scripsisse ut for­
mam vasis ad nos mittas, quod aquam suam, per idem foramen, in tempo­
ribus aequalibus redderet, cum conoidale parabolicum, pag.
202 minime tibi
satisfecerit.
Itaque vas ad id proprium expectamus, quod, ubi vino falerno
oppletum fuerit, tuae saluti, paribus intervallis et temporibus, evacuemus ”
(ivi, T. XLI, fol.
15).
La lettera, nella quale si mandava scritta la forma del vaso, aveva avuto
recapito, e il Ricci l'aveva già partecipata, ma rimaneva a sapersi il modo
di scavar la clessidra, che, prima d'esser forata in fondo e ripiena d'acqua,
doveva, secondo la promessa, servir da calice pieno di generoso falerno, per
farne un brindisi con gli amici alla salute del Torricelli.
E il Torricelli, ap­
pena richiestone, mandava descritto il modo di segnar per punti la parabola
biquadratica, la quale, usata per sagoma, avrebbe dato in mano all'artefice
il tornio esatto del calice e della clessidra.
Ma del brindisi non se ne di­
scorse più: il fervore di quella prima curiosità s'attutì a un tratto, come a
una pentola che bolla, sollevandone il testo.
Il Torricelli stesso n'ebbe a re­
stare con maraviglia, anzi, a parer nostro, mortificato, cosicchè, vedendo la
sua invenzione, contro ciò che si sarebbe aspettato, così indegnamente di­
menticata, disse un giorno a sè stesso: — O vediamo un po'se, dopo tanto
tempo, mi ricordo di quel che scrissi a quel giovanotto del Ricci — e parve
se ne ricordasse molto bene, perchè seguitò a scrivere in fretta, sopra un
prezioso foglio che c'è rimasto, la dimostrazione della figura del vaso, che
equabilmente si vuota, insieme col modo di descrivere, per fabbricarla, la
parabola del quarto grado.
Rimasto però quel foglio, insieme con la mano che l'aveva scritto, lun­
gamente sepolto, nessuno seppe nulla della nuova proposizione, che, per so­
disfare la curiosità de'Lettori, aveya preparato l'Autore, da aggiungersi al
libro De motu aquarum, il qual libro, lasciato nella speculazione del conoide
parabolico così imperfetto, fece credere a molti che il Torricelli si fosse pro­
vato bene a investigar la figura della clessidra, ma che non fosse per la diffi­
coltà riuscito a sciogliere il problema.
È fra costoro notabile il Mariotte, il quale, dop'avere nel III discorso
della III parte del suo trattato Du mouvement des eaux, spiegata la XIII pro­
posizione, nella quale si dimostra dal Nostro che le emissioni dei vasi cilin­
drici stanno come la serie dei numeri impari ab unitate; soggiunge: “ Il est
bon de resoudre icy un probleme assez curieux, que Torricelly n'a pas en­
trepris de resoudre, quoy qu'il l'ait proposé ” (A Paris 1686, pag.
292): no­
tabile si disse, perchè, fra le tante maniere di dimostrare che la figura del
vaso, dentro cui l'acqua scende con moto eguale, è la rotonda, generata dal

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