1rivolgimento di una semiparabola quadrato-quadratica; se ne sceglie per l'ap
punto una somigliantissima a quella, che ci è rimasta nel manoscritto tor
ricelliano.
punto una somigliantissima a quella, che ci è rimasta nel manoscritto tor
ricelliano.
Così venne a ingerirsi fra i matematici l'opinione che fosse il Mariotte
primo ritrovatore di questa bella novità, la quale, pure ignorandosene ancora
la storia, ebbe nel mondo il nome di teorema celebre. Basti per tutti citare
il Varignon, autore della Maniere geometrique et generale de faire des
clapsydres, che, a proposito della clessidra de descente uniforme, scriveva:
la quelle semble avoir été cherchée par Torricelli, et que M. Mariotte a trou
vée ” (Fra le Memorie dell'Accademia di Parigi per l'anno 1699, Paris 1627,
pag. 61).
primo ritrovatore di questa bella novità, la quale, pure ignorandosene ancora
la storia, ebbe nel mondo il nome di teorema celebre. Basti per tutti citare
il Varignon, autore della Maniere geometrique et generale de faire des
clapsydres, che, a proposito della clessidra de descente uniforme, scriveva:
la quelle semble avoir été cherchée par Torricelli, et que M. Mariotte a trou
vée ” (Fra le Memorie dell'Accademia di Parigi per l'anno 1699, Paris 1627,
pag. 61).
Nè si creda che così giudicassero solamente gli stranieri: era tale l'opi
nione anche dei Nostri, i quali dissero, per pudore, non che al Torricelli
non era riuscito, ma che aveva voluto far così, per provocare i lettori col
silenzio. In tal modo, fra gli altri, la pensava il Viviani, uno de'pochi i quali
accettaron la provoca, e che poi si compiacque d'esserne rimasto vincitore,
proponendo per segno di ciò, come vedremo, la clessidra parabolica in forma
di cuna. Ciò gli occorse verso il 1650, mentre studiava il libro De motu
aquarum, e mentre che, morto l'Autore di questo, i manoscritti di lui si
conservavano gelosamente dal Serenai. Quando poi questi stessi manoscritti
furono consegnati, perchè gli mettesse in ordine e gli pubblicasse, al Viviani,
egli ebbe a leggervi, maravigliato che non se ne fosse diffusa, almeno fra i
discepoli di tanto Autore, la desiderata notizia, anche il teorema della clas
sidra, e lo ricopiò la prima volta per suo proprio memoriale, e tornò a ri
copiarlo anche la seconda, per inserirlo fra le altre proposizioni, delle quali
intendeva di compilare il trattatello De motu ac momentis. Ma rimasto senza
effetto il proposito di pubblicar, così questa come e le altre opere postume
del Torricelli, il prezioso documento, brevemente resuscitato, ritornò a gia
cersi dentro l'arche dorate del palazzo Pitti, dov'ebbe più nobilmente custo
dito il sepolcro. Venne quivi nonostante a visitarlo il Fabbroni, con queste
parole, scritte in quel suo classico latino, commemorandolo ai vivi: “ Quod
ad hydraulica Toricelli scripta pertinet, commemorandum videtur problema,
quod nemini tum notum, propositumque a Michaele Angelo Riccio, ipse fa
cillime solvit. Quaerebatur enim quaenam esse deberet figura vasis, quod
aequabili motu exhauriretur ” (Vitae Italorum, Vol. I, Pisis 1778, pag. 369).
nione anche dei Nostri, i quali dissero, per pudore, non che al Torricelli
non era riuscito, ma che aveva voluto far così, per provocare i lettori col
silenzio. In tal modo, fra gli altri, la pensava il Viviani, uno de'pochi i quali
accettaron la provoca, e che poi si compiacque d'esserne rimasto vincitore,
proponendo per segno di ciò, come vedremo, la clessidra parabolica in forma
di cuna. Ciò gli occorse verso il 1650, mentre studiava il libro De motu
aquarum, e mentre che, morto l'Autore di questo, i manoscritti di lui si
conservavano gelosamente dal Serenai. Quando poi questi stessi manoscritti
furono consegnati, perchè gli mettesse in ordine e gli pubblicasse, al Viviani,
egli ebbe a leggervi, maravigliato che non se ne fosse diffusa, almeno fra i
discepoli di tanto Autore, la desiderata notizia, anche il teorema della clas
sidra, e lo ricopiò la prima volta per suo proprio memoriale, e tornò a ri
copiarlo anche la seconda, per inserirlo fra le altre proposizioni, delle quali
intendeva di compilare il trattatello De motu ac momentis. Ma rimasto senza
effetto il proposito di pubblicar, così questa come e le altre opere postume
del Torricelli, il prezioso documento, brevemente resuscitato, ritornò a gia
cersi dentro l'arche dorate del palazzo Pitti, dov'ebbe più nobilmente custo
dito il sepolcro. Venne quivi nonostante a visitarlo il Fabbroni, con queste
parole, scritte in quel suo classico latino, commemorandolo ai vivi: “ Quod
ad hydraulica Toricelli scripta pertinet, commemorandum videtur problema,
quod nemini tum notum, propositumque a Michaele Angelo Riccio, ipse fa
cillime solvit. Quaerebatur enim quaenam esse deberet figura vasis, quod
aequabili motu exhauriretur ” (Vitae Italorum, Vol. I, Pisis 1778, pag. 369).
Ma ora è tempo di coronar l'opera ampliatrice del Viviani con quella
proposizione, che l'Autore stesso De motu aquarum ci lasciò scritta di sua
propria mano, forse con la speranza che verrebbe un giorno qualcuno a ri
vendicargli, dall'invidia della morte e dalla ingratitudine degli uomini, l'an
tica proprietà, e il primato dell'invenzione.
proposizione, che l'Autore stesso De motu aquarum ci lasciò scritta di sua
propria mano, forse con la speranza che verrebbe un giorno qualcuno a ri
vendicargli, dall'invidia della morte e dalla ingratitudine degli uomini, l'an
tica proprietà, e il primato dell'invenzione.
“ Ingeniosissimus iuvenis M. A. Riccius certiorem fecit me de deside
derio suo, circa illud vas quod aequabili motu exhauritur. Dicam igitur, si
per memoriam licebit. ”
derio suo, circa illud vas quod aequabili motu exhauritur. Dicam igitur, si
per memoriam licebit. ”
“ PROPOSITIO XXVIII. — Esto conoides parabolae quadratoquadra-

