Caverni, Raffaello, Storia del metodo sperimentale in Italia, 1891-1900

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1acciò ella le vedesse, e a suo tempo e luogo l'arrivasse con qualche fru­
stata ” (Alb.
X, 205). E in quello stesso giorno scriveva esso Magiotti nella
medesima sentenza al Michehni, soggiungendo che fra gli emuli, i sindaca­
tori, anzi i nemicissimi, che Galileo aveva in Fiandra e in Francia, poneva
tra i primi l'abate Mersenno minorita (ivi, pag. 206).
Questi erano però giudizi passionati. L'emulazione, veramente non pro­
pria d'altri che del Cartesio, era facile attribuirla a tutti i Francesi capita­
nati da lui, e il Magiotti si veniva a confermare in questo sospetto da qualche
cosa, intraveduta ne'primi libri mersenniani pubblicati in lingua francese, come
quella per esempio, che riguarda la linea percorsa da un grave cadente dalla
cima di una torre, rivolgendosi la Terra intorno al suo proprio asse, benchè
poi non facesse, rispetto a ciò, il Mersenno altro che ripetere quel che aveva
udito dire al Fermat, e il Fermat veramente non censurasse in odio all'Au­
tore dei dialoghi de'due Massimi sistemi, ma per solo amore del vero.
Dell'ingiusta accusa dev'essersi poi ravveduto il Magiotti, quando in
Roma ebbe a conversare familiarmente col Mersenno, e quando, a svolgere
d'Idraulica di lui, dop'aver letto in fronte alla pag.
193 il titolo Magni Ga­
lilei, et nostrorum geometrarum elogium utile, trovò nelle due proposizioni
appresso compendiato, con lucido ordine e con studio aoroso, il Discorso
galileiano delle Galleggianti.
Quanto però al giudicare il Frate uno scompuz­
zatore, i fatti, che si potevano così spesso notare leggendo, assicurarono il Ma­
giotti che non s'era punto ingannato.
Ci par di vederlo sogghignar sopra il
libro, tenutosi innanzi aperto alla pag.
137, tutto intento a quel Monitum
soggiunto alla XXVII proposizione, e le seguenti notizie gioveranno ai nostri
Lettori, perchè possano penetrare addentro alle ragioni di quei sogghigni.
Dalla lettera, in altra occasione da noi citata, scritta dal Torricelli nei
primi giorni del 1640 al Magiotti, resulta che, fin da quel tempo, era stato
composto il trattato De motu proicctorum, al quale argomento si riferiva
l'altro libretto sul principio della detta lettera commemorato, e in cui di­
ceva il Torricelli stesso non esister che baie, rispetto all'altro che gli pa­
reva contenere in sè qualche cosa di suo gusto.
Così fatte espressioni fecero
nascere nel Magiotti la curiosità di vedere un saggio di quelle proposizioni
intorno ai proietti, nelle quali s'aspettava che non qualche cosa, ma che tutto
anzi dovess'esservi di squisitissimo gusto.
E il Torricelli volle compiacere
l'amico, mandandogli da Fabriano a Roma, fra le altre proposizioni, dimo­
strata anche quella inserita poi a pag.
183 del libro stampato, e che dice
1125[Figure 1125]
Figura 226.
come, essendo descritta intorno all'asse verticale BA
(fig.
226) una parabola BDC, tutti i tiri, che col mede­
simo impeto e con qualunque inclinazione sian fatti da
A, punto focale, toccano in qualche parte la concavità
della parabola stessa.
Al Magiotti parve la proposizione bellissima, e ap­
plicandola ai getti dell'acqua, circoscritti intorno al
punto A, con varie inclinazioni, da riempir sufficien-

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