1Italia, e passato per Firenze si trattenne in Roma, dove tornò a proporre il
quesito armonico, in quel tempo che il Magiotti attendeva con ogni diligenza
a fare e a ripetere quelle esperienze idrodinamiche, raccomandategli, per
confermare la verità del suo supposto, pochi giorni prima dal Torricelli. Si
discorreva da tutti i dotti della città di queste esperienze, dalle quali resul
tava con certezza che, a voler attinger da un vaso doppia quantità d'acqua
nel medesimo tempo, come a fare che il getto sopra la medesima orizontale
salti a doppia distanza, non basta raddoppiar nel vaso il liquido, ma biso
gna quadruplicarlo. Il Mersenno allora fu sorpreso da grande ammirazione,
ripensando all'analogia che vedeva passare fra il salto della corda, e quello
dell'acqua, rallegrandosi che un medesimo argomento sarebbe servito per
risolvere ambedue i curiosi problemi. Rimasero però per un poco deluse le
sue speranze, quando seppe che la questione idraulica si riduceva alle leggi
dei gravi cadenti, le quali non vedeva allora per sè medesimo come si po
tessero accomodare alle corde, che producono i suoni. Bastò nulladimeno quel
che potè raccogliere in Roma dal Magiotti e dal Ricci, e in Firenze dallo
stesso Torricelli, perchè, tornato a Parigi, si trovasse in mano tanta mate
ria, che, stemperata nelle sue proprie speculazioni, bastasse a compilare il
volume intitolato Hydraulica, tutta l'importanza del quale si riduce alle
prime proposizioni, in cui si dimostrano le velocità proporzionali alle radici
delle altezze, e a que'teoremi, che si propongono di mettere in relazione fra
loro gli elementi parabolici dei getti inclinati.
quesito armonico, in quel tempo che il Magiotti attendeva con ogni diligenza
a fare e a ripetere quelle esperienze idrodinamiche, raccomandategli, per
confermare la verità del suo supposto, pochi giorni prima dal Torricelli. Si
discorreva da tutti i dotti della città di queste esperienze, dalle quali resul
tava con certezza che, a voler attinger da un vaso doppia quantità d'acqua
nel medesimo tempo, come a fare che il getto sopra la medesima orizontale
salti a doppia distanza, non basta raddoppiar nel vaso il liquido, ma biso
gna quadruplicarlo. Il Mersenno allora fu sorpreso da grande ammirazione,
ripensando all'analogia che vedeva passare fra il salto della corda, e quello
dell'acqua, rallegrandosi che un medesimo argomento sarebbe servito per
risolvere ambedue i curiosi problemi. Rimasero però per un poco deluse le
sue speranze, quando seppe che la questione idraulica si riduceva alle leggi
dei gravi cadenti, le quali non vedeva allora per sè medesimo come si po
tessero accomodare alle corde, che producono i suoni. Bastò nulladimeno quel
che potè raccogliere in Roma dal Magiotti e dal Ricci, e in Firenze dallo
stesso Torricelli, perchè, tornato a Parigi, si trovasse in mano tanta mate
ria, che, stemperata nelle sue proprie speculazioni, bastasse a compilare il
volume intitolato Hydraulica, tutta l'importanza del quale si riduce alle
prime proposizioni, in cui si dimostrano le velocità proporzionali alle radici
delle altezze, e a que'teoremi, che si propongono di mettere in relazione fra
loro gli elementi parabolici dei getti inclinati.
Nella seconda proposizione idraulica non si fa altro che annunziare il
semplice fatto sperimentale, affermandosi che in egual tempo, e per luci
eguali, “ erit inter aquae fusae quantitates ratio subduplicata altitudinum,
quas tubi habuerint ” (pag. 47), e nella III si rende la ragion del fatto, di
cui, dice l'Autore, tu che leggi potresti forse restar maravigliato: “ Verum
mirari desines, ubi noveris aquam eo solummodo premere, vel ea dumtaxat
velocitate tubum egredi qua moveretur, si ex eadem tubi altitudine cecidis
1126[Figure 1126]
semplice fatto sperimentale, affermandosi che in egual tempo, e per luci
eguali, “ erit inter aquae fusae quantitates ratio subduplicata altitudinum,
quas tubi habuerint ” (pag. 47), e nella III si rende la ragion del fatto, di
cui, dice l'Autore, tu che leggi potresti forse restar maravigliato: “ Verum
mirari desines, ubi noveris aquam eo solummodo premere, vel ea dumtaxat
velocitate tubum egredi qua moveretur, si ex eadem tubi altitudine cecidis
1126[Figure 1126]Figura 227.
set, adeo ut sit eadem istius phaenomeni ratio, quae descensus
gravium ” (ibid., pag. 51). Nella quarta proposizione poi si dimo
stra tanto esser maggiore la quantità dell'acqua, quanto è mag
giore la luce d'ond'esce, rimanendo però sempre il tubo pieno
alla medesima altezza (pag. 55).
set, adeo ut sit eadem istius phaenomeni ratio, quae descensus
gravium ” (ibid., pag. 51). Nella quarta proposizione poi si dimo
stra tanto esser maggiore la quantità dell'acqua, quanto è mag
giore la luce d'ond'esce, rimanendo però sempre il tubo pieno
alla medesima altezza (pag. 55).
Si prosegue di qui a dimostrar cose, che sono un semplice
corollario di queste, infin tanto che si passa a confermare le leggi
proprie delle velocità, desumendole dalle relazioni che passano tra
le ampiezze, e le sublimità paraboliche delle
salienti. Se quando l'altezza è BH (fig. 227)
l'acqua salta dalla bocca C del tubo in D,
per lo spazio orizontale GD, a volere che
salti in F, per doppio spazio, dimostravano
l'esperienze fatte in Roma, e verificate poi
dal Mersenno, che non basta raddoppiare
corollario di queste, infin tanto che si passa a confermare le leggi
proprie delle velocità, desumendole dalle relazioni che passano tra
le ampiezze, e le sublimità paraboliche delle
salienti. Se quando l'altezza è BH (fig. 227)
l'acqua salta dalla bocca C del tubo in D,
per lo spazio orizontale GD, a volere che
salti in F, per doppio spazio, dimostravano
l'esperienze fatte in Roma, e verificate poi
dal Mersenno, che non basta raddoppiare

