Caverni, Raffaello, Storia del metodo sperimentale in Italia, 1891-1900

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              <s>
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              meccanica il Grandi, nè le contribuzioni del Poleni allo studio delle leggi
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              d'efflusso attraverso alle diverse figure di tubi addizionali, nè gli sperimenti
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              del Michelotti, e nemmeno i fiumi artificiali del Genetti. </s>
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              <s>L'origine dei fiumi, che fu già soggetto di poema, si fa or qui sog­
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              getto di storia, prima di parlar della legge degli alvei, dentro cui scorrono
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              i fiumi. </s>
              <s>Notasi in appresso che prima di Galileo e del Guglielmini, gli idrau­
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              lici, rispetto agli alvei, versavano in molti errori, i quali furono tolti di
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              mezzo, ed è minutamente narrato come riuscisse al Guglielmini di asse­
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              gnare le leggi allo stabilirsi degli alvei stessi. </s>
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              <s>Col trattato della natura dei fiumi il nostro Autore ci mostra compiuto
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              il grande edifizio iniziato nelle poche pagine del Castelli. </s>
              <s>I successori del
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              Guglielmini egli ce li addita intenti a confermare e ad illustrare le dottrine
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              di lui, nella quale opera designa particolarmente il Manfredi, lo Ximenes,
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              il Lecchi, lo Zendrini, il Frisi e il Perelli, di ciascun dei quali rende bre­
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              vemente conto in quest'ultimo capitolo della sua storia. </s>
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              <s>Ora, nonostante la vastità, la quale, senza ombra di esagerazione, è da
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              dirsi imponente, di questo lavoro, che l'autore vorrà certamente corredare
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              di copiosi indici per nomi e per materie, possiamo noi conchiudere che esso
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              risolva completamente il quesito, quale fu posto dall'Istituto? </s>
              <s>A questo
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              dobbiamo sinceramente rispondere che, mentre il quadro delle origini e
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              dello sviluppo del metodo sperimentale in Italia è magistralmente condotto
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              fino agli ultimi discepoli, anzi quasi fino agli ultimi discepoli dei discepoli
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              di Galileo, pure esso non è proseguito fino a comprendervi la scoperta della
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              pila voltaica, come tassativamente era stato dall'Istituto richiesto. </s>
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              <s>Ma altrettanto sinceramente dobbiamo dichiarare, che quella monografia,
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              per modo di dire più ristretta, alla quale la vostra Giunta aveva esplicita­
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              mente accennato nell'aprire per la seconda volta il concorso, e la quale si
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              convenne sarebbe tornata bene accetta all'Istituto ed avrebbe potuto essere
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              giudicata meritevole di premio, viene ad essere ad esuberanza rappresentata,
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              e in modo che, toltene alcune mende, non potrebbe, per originalità di ri­
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              cerche, profondità di vedute e coscienza di studi desiderarsi migliore, da
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              questo lavoro: e che noi stimiamo per esso pienamente soddisfatta la volontà
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              del testatore, dal quale l'Istituto ebbe incarico di conferire il premio:
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              “ a
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              chi detterà meglio la storia del metodo sperimentale in Italia ”.
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              <s>Venezia, li 16 febbraio 1890. </s>
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              <s>Dott. </s>
              <s>ANGELO MINICH </s>
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              <s>GIUSEPPE LORENZONI
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              <s>ANTONIO FAVARO
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              Relatore.
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