135DI CHI TRADVCE.
che faceſſe coſatale, ò ſe la fece, non fu giudicata degna
da quel grauiſsimo e profetico Scrittore d’eſſer nominata
attendendo egli alle coſe graui; e diuine; e queſta, eſſen-
do coſa, che par che ſerua à gli ſcherzi. Ne gli ſcritti de’
Gentili, antichiſsimo è Vulcano figliuolo di Giunone, e
nepote di Saturno Creteſe. Hora egli è manifeſto, che
Vulcano oltra modo ſi dilettò dell’arte delferro, e la trat-
tò con induſtria marauiglioſa, come ſi caua dall’autorità
di tutti ì più antichi Poeti che haueſſe la Grecia, nè ſi nar-
ra coſa veruna degna di ſtuporeper l’artificio, che da loro
non s’attribuiſca à Vulcano; come della rete inuiſibile,
ond’egli preſe Marte, Della ſedia coni lacci coperti, che
egli donò alla Madre, ond’ella, come ſcriue Pauſania,
nell’Attica, rimaſe legata; dell’arme di Achille; dell’ar-
co di Diana; dell’abbeueratoio de’Caualli di Nettuno;
del ſcettro famoſiſsimo di Gioue; e dello Scudo di Her-
cole, di cui ſcriue Heſiodo coſe marauiglioſe. Homero,
nondimeno, fra gli altri Poeti Greci, antichiſsimo, fa fede
ch’egli valeſſe molto in queſti artificij Se mouenti; percio
che, oltral hauergli dato nel X V I I I. dell’Iliade le ſeruen-
ti d’oro fabricate da lui, che non meno che ſe foſſero ſtate
animate, e ragioneuoli, lo ſeruiuano. Soggiunge di quei
Tripodi, che moſsi per via di ruote ſe n’andauano da ſe
ſteſsi à combattere frà loro, e poi da ſe ſteſsi pure ſene
ritornauano à caſa. I verſi del Poeta colà doue egli intro-
duce Zeti andata alla ſua fucina pcrimpetrar da lui l’arme
per Achille, ſono queſti:
da quel grauiſsimo e profetico Scrittore d’eſſer nominata
attendendo egli alle coſe graui; e diuine; e queſta, eſſen-
do coſa, che par che ſerua à gli ſcherzi. Ne gli ſcritti de’
Gentili, antichiſsimo è Vulcano figliuolo di Giunone, e
nepote di Saturno Creteſe. Hora egli è manifeſto, che
Vulcano oltra modo ſi dilettò dell’arte delferro, e la trat-
tò con induſtria marauiglioſa, come ſi caua dall’autorità
di tutti ì più antichi Poeti che haueſſe la Grecia, nè ſi nar-
ra coſa veruna degna di ſtuporeper l’artificio, che da loro
non s’attribuiſca à Vulcano; come della rete inuiſibile,
ond’egli preſe Marte, Della ſedia coni lacci coperti, che
egli donò alla Madre, ond’ella, come ſcriue Pauſania,
nell’Attica, rimaſe legata; dell’arme di Achille; dell’ar-
co di Diana; dell’abbeueratoio de’Caualli di Nettuno;
del ſcettro famoſiſsimo di Gioue; e dello Scudo di Her-
cole, di cui ſcriue Heſiodo coſe marauiglioſe. Homero,
nondimeno, fra gli altri Poeti Greci, antichiſsimo, fa fede
ch’egli valeſſe molto in queſti artificij Se mouenti; percio
che, oltral hauergli dato nel X V I I I. dell’Iliade le ſeruen-
ti d’oro fabricate da lui, che non meno che ſe foſſero ſtate
animate, e ragioneuoli, lo ſeruiuano. Soggiunge di quei
Tripodi, che moſsi per via di ruote ſe n’andauano da ſe
ſteſsi à combattere frà loro, e poi da ſe ſteſsi pure ſene
ritornauano à caſa. I verſi del Poeta colà doue egli intro-
duce Zeti andata alla ſua fucina pcrimpetrar da lui l’arme
per Achille, ſono queſti:
Lui ritrouò pien di ſudore intorno
A mantici aggirarſi; però ch’egli
Fabricato s’hauea venti laueggi,
Sol per locargli alle pareti in giro
De l’ alto ſuo ben fabricato
A mantici aggirarſi; però ch’egli
Fabricato s’hauea venti laueggi,
Sol per locargli alle pareti in giro
De l’ alto ſuo ben fabricato

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